Facebook per genitori, perché bisogna esserci: miniguida in 4 punti

bambini e pc

Non lasciamo da soli i nostri figli: frase banale, scontata, più volte ripetuta.
Oggi però voglio applicarla al web, ai social network, ai nuovi strumenti digitali, quegli oggetti e quegli ambienti cioè che i ragazzi imparano a frequentare (ho detto frequentare, non usare) fin dalle scuole elementari.

Lascereste girare da soli i vostri figli in una immensa città sconosciuta? Io non credo.
Ebbene, lo stesso ragionamento va fatto nei confronti di social e nuove tecnologie.

Attenzione: non sto dicendo che vanno inibiti gli accessi e l’utilizzo di mondi e strumenti. Non cadiamo nell’errore opposto.
Quello che voglio dire è che vorrei che mio figlio fosse libero di girare per questa grande e bella città il più possibile in sicurezza, vorrei sapere quali strade incontra, quali percorre e aiutarlo a scegliere.
E c’è solo un modo per poter fare questo: conoscere.

E’ chiaro che c’è un’età per tutto. Le regole esistono e non sono un semplice blocco da aggirare con facilità.
Se Facebook dichiara che gli iscritti devono avere più di 13 anni (lo sapevate, vero?) il motivo è che ci sono rischi reali, decisioni da prendere, cose che un bambino non può gestire anche se ormai sa navigare, andare su Youtube a cercare un video, usare Google.

Magari cercheremo di analizzare con articoli ad hoc quelli che sono i comportamenti sbagliati, i rischi e le “brutte facce” dell’essere digitali.
Ora però vorrei soffermarmi su quelli che a parer mio sono i punti fissi di un approccio corretto da parte dei genitori.

1. CONOSCERE PER PRIMI

Sento troppo spesso discorsi di mamme che dicono “ah no, io su Facebook non ci vado, non lo capisco proprio, non voglio esserci“, discorsi che poi declinano sulla bellezza dei rapporti di persona e non virtuali, sulla paura delle condivisioni, sull’assurdità dello scrivere stati d’animo o pubblicare foto personali.
Discorsi anche condivisibili forse, ma che in ogni caso non tengono conto di un aspetto fondamentale: nostro figlio prima o poi su Facebook ci andrà.
Meglio camminare insieme per un pezzo di strada e poi lasciarlo andare per questa città che però conosciamo, oppure  a un certo punto fare i conti con il fatto che lui è lì fuori da una porta e noi di quel mondo non conosciamo nulla?
Conoscere in fondo è quello che ognuno di noi fa sempre: andiamo a vedere la scuola in cui andrà, la palestra in cui si allenerà, conosciamo maestri e allenatori, facciamo insieme il percorso che lo porta al campo sportivo in modo che non sia una strada sconosciuta.
Perché tanta resistenza verso un mondo che sicuramente (o quasi) lui frequenterà?

2. CAMMINARE INSIEME

L’ho scritto sopra: cosa sia Facebook, cosa siano i social network vorrei che mio figlio lo sapesse da me.
Cosa voglia dire condividere su un social vorrei lo sapesse da me.
Il primo “parental control” siamo noi; io penso che conoscere qualcosa perché lo usano i genitori, perché lo abbiamo visto insieme, perché lo abbiamo anche usato insieme sia il modo migliore per insegnare che non si tratta di un buco nero (nel quale magari, proprio per curiosità da ragazzi, ci si butta senza regole).

3. COGITO ERGO POSTO

Mettiamo il caso che noi siamo già su Facebook, sui social network. Ora, pensiamo a nostro figlio che vede il nostro profilo.
Siamo sicuri che vorremmo leggesse e vedesse tutto quello che postiamo?
Come nella quotidianità non virtuale ognuno di noi si è dato, consciamente o meno, delle regole di comportamento; spesso sui social network i freni inibitori cadono un po’ e ci troviamo a condividere e scrivere cose che forse di persona, nel gruppo di amici, non diremmo neppure.
Il primo esempio per i ragazzi siamo noi, in casa, a passeggio e su Facebook; facciamoci una domanda in più prima di pubblicare.

4. DARE REGOLE PER DARE FIDUCIA

Ci sono cose che dobbiamo insegnare nei nostri figli. Perché le regole non sono vincoli ma lo strumento per dare loro libertà e fiducia.
Anzitutto spiegare che la privacy è importante e non tutto va condiviso, soprattutto quello che riguarda i propri dati.
E poi spiegare loro che ci sono cose che non vanno fatte, proprio come non le farebbero al di fuori della rete; ci sono cose che non cambiano dovunque ci si trovi, in casa, al parco, a scuola, in rete.
La buona educazione, ad esempio.

Da qui poi parte il percorso educativo rivolto ai ragazzi sull’uso dei social network.
Un po’ ne abbiamo già parlato in altri post (che trovate qui sotto), di altri aspetti parleremo magari con post ad hoc.

Intanto però cosa ne pensate?
Come vi muovete con i vostri figli e, nel caso di insegnanti ed educatori, con i vostri ragazzi?

About Alessandra Ferlenga

Alessandra Ferlenga progettista web, social media manager, social media strategist; è una bella fortuna quando passione e lavoro si fondono insieme :-)

Leave a Reply