Parlare ai ragazzi di Facebook e social: la mia esperienza

Facebook dubbi

“Sii te stesso”: sì certo, bella frase, però riflettiamo :-)

Ho avuto modo di incontrare molti ragazzi e di parlare soprattutto di questo: come essere sui social network, cosa far uscire di noi, cosa comunicare e in che modo.
Molto spesso i ragazzi (ma anche qui, non solo i ragazzi; questo discorso vale per tutti) si fanno prendere da una frenesia della condivisione senza riflettere sul fatto che quello che posteranno andrà ad alimentare l’immagine che la rete restituirà di loro.

In fondo il nostro comportamento sulla rete non dev’essere diverso da quello che dovremmo tenere quotidianamente nei rapporti interpersonali.
Ci sono cose che non faremmo mai nella nostra “real life” e invece non ci poniamo neppure il dubbio di fare nella nostra social life; parlo di esternazioni, pubblicazioni di fotografie, sfoghi.

Durante i miei incontri con i ragazzi (in questo caso parlo di giovani adolescenti, per una fascia di età che oscilla all’incirca tra i 15 e i 25 anni) quello che ho visto è che praticamente tutti sono sui social (che significa nel 99% dei casi su Facebook) e che “confondono” l’esserci con il saperlo usare.

Ho già parlato qui di consapevolezza, che è il termine sul quale vado a fare leva quando parlo di uso dei social network.
Negli incontri che ho fatto  ho “giocato” coi ragazzi a spostare l’attenzione dal “come funziona” al “cosa può fare per voi”, parlando di opportunità, personal branding, cura del proprio profilo e cercando di mostrare quanto diventi fondamentale la nostra reputazione in rete.
Attenzione: questo non significa che non si debba pubblicare nulla che ci riguardi ma – ed ecco che torniamo ancora lì – tutto quello che facciamo va fatto con consapevolezza.
Perché la consapevolezza raggiunta significa aver speso tempo in riflessione e valutazione, che sono le armi che ognuno di noi ha per decidere se un post, una foto, un video valgono la pubblicazione oppure no; se un post, una foto, un video possono avere conseguenze spiacevoli; se mi potrò pentire in un secondo momento di aver pubblicato quel contenuto.

Ho trovato un livello di conoscenza tra i ragazzi molto basso ma un interesse altissimo e un alto grado di “stupore”.
I ragazzi oggi hanno da una parte l’accesso facile agli strumenti e dall’altra la pressione dei media che spesso fanno dei social network non un’opportunità da saper cogliere ma vere e proprie incarnazioni del demonio.
La conclusione? Ecco, alla fine Facebook diventa per loro quasi uno strumento di trasgressione.
Questo il “mito da sfatare”; e la strada migliore è parlare con loro e aiutarli a riflettere.

Avete avuto esperienze di formazione con i ragazzi? Cosa ne pensate?

 

About Alessandra Ferlenga

Alessandra Ferlenga progettista web, social media manager, social media strategist; è una bella fortuna quando passione e lavoro si fondono insieme :-)

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