Non sono un guru: pagine Facebook e calo di visibilità dei post

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Torno a parlare del cambio di algoritmo di Facebook e del calo di portata che ha afflitto tanti utilizzatori del social network più famoso (e oggi sicuramente discusso).
Torno a parlarne perché non sono un guru e mi arrovello nelle domande alla ricerca di risposte che tanti invece sembrano già avere.

Ho letti molti post in questi giorni, ne ho trovati diversi interessanti e soprattutto utili come stimolo alla discussione (cito ad esempio il post di skande, che illustra la protesta per il cambio di algoritmo di facebook e ripropone un post suo di alcuni mesi fa nel quale spiegava con lungimiranza l’importanza della centralità del sito o blog nella comunicazione).
E sono assolutamente d’accordo.

Però poi guardo cosa succede “in casa mia” (e mi riferisco a progetti che seguo) e, siccome appunto non sono un guru, mi sento un po’ persa.
Il perché ora ve lo spiego; magari questa esperienza può essere utile nelle analisi del momento.

Non credo di aver mai fatto coincidere internet con Facebook (perché anche questo si è scritto, il calo di portata lo pagano solo quelli che hanno fatto valere l’equazione Internet=Facebook)  né di aver mai tralasciato blog e siti a favore dei social network. A dire la verità faccio anche un po’ fatica a “capire” cosa si intenda con questa affermazione.
Seguo da anni progetti e siti internet di “informazione” e ho sempre fatto del sito il centro della nostra comunicazione; eppure il progetto sul quale vedo più calo è il progetto sul quale produciamo più contenuti (e parlo di più articoli al giorno).
Con l’avvento dei social abbiamo cominciato ad usare questi strumenti per aumentare la visibilità dei post e la diffusione delle informazioni e questo è puntualmente avvenuto; i social network ci hanno aiutato a far conoscere progetti e sistemi di informazione in maniera più diffusa e questo lo abbiamo riscontrato in una forte crescita di accesso al sito.
Nessuno di noi si è mai sognato di puntare sui social a discapito dei contenuti, anche perché continuo a capire poco cosa significhi questo; il social – almeno nel nostro caso, dove non c’è ritorno economico di vendita dei prodotti – è esclusivamente uno strumento che serve / è utile per comunicare e di conseguenza far atterrare più persone su un sito di puro servizio.
Come potrei puntare al social a discapito del sito?
Dati alla mano tuttavia oggi abbiamo da gestire un calo drastico che va necessariamente giustificato; e se è vero che Facebook è un “servizio” gratuito e privato (quindi il buon Zuck può certamente fare quello che vuole) è altrettanto vero che è diventato quello che è anche e soprattutto per quanti di noi ci hanno investito tempo (che vuol dire denaro) e lo hanno implementato con i propri contenuti e servizi.

Poi per carità, troveremo altre strade e soluzioni; ma allo stato dei fatti che alternativa c’era? Non investire sui social? Investire in modo da non crescere molto, per non rischiare di cadere dopo?
E come si fa? Scriviamo articoli e li condividiamo sui social network; andava fatto con meno frequenza?

Tra un interrogativo, una perplessità e un po’ di “provocazione” mi piacerebbe approfondire un po’ di più; voi cosa ne pensate?

About Alessandra Ferlenga

Alessandra Ferlenga progettista web, social media manager, social media strategist; è una bella fortuna quando passione e lavoro si fondono insieme :-)

This article has 1 comment

  1. […] Il sito al centro, la cura dei testi, i social solo come strumenti di diffusione; eppure il traffico al sito crolla. Dov'è l'errore?  […]

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